Caffè

Nervi - © MassimilianoBoom.

Mi giro di scatto e vedo Elettra con la faccia annerita e gli avambracci ancora appoggiati al bancone.  La sento sospirare, e senza nemmeno guardarmi appoggia lentamente la pipetta che aveva in mano e si mette a ripulire. Nessun danno serio, a occhio, il laboratorio è ancora tutto intero e non è nemmeno partito il sistema antincendio.

Mi rimetto a lavorare sui miei composti, non c’è molto che possa fare, e considerando che è almeno la quarta esplosione negli ultimi due giorni, non è nemmeno il caso che le chieda cosa sia successo, visto che lo sappiamo benissimo entrambi. O meglio, che lo ignoriamo benissimo entrambi: c’è un errore di miscelazione, certo, ma dove stia il problema ancora non lo abbiamo capito. Temperature troppo alte? Becher troppo piccolo? Quantità sbagliate? Troppo veloce? Si va per tentativi, purtroppo, e anche questo va nella lista di quelli “andati male”. Altro materiale, altro tempo, altra voglia andati letteralmente in fumo.

Ripulito il bancone, sento Elettra alzarsi e andare sul balcone a fumarsi una sigaretta. Io intanto devo lasciar riposare i miei campioni, mi sa che mi prendo un caffè alla macchinetta e poi la raggiungo all’aria aperta.

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